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Un percorso tra le radici medievali del Castello della Fava, dai Giudicati sardi alla Baronia di Posada.

I Giudicati Sardi

La prima attestazione dell'esistenza in Sardegna di quattro Giudici di pari dignità è data dalla lettera scritta a Capua il 14 ottobre 1073 da Gregorio VII ai Giudici Orzocco Torchitorio di Cagliari, Orzocco di Arborea, Mariano di Torres e Costantino di Gallura. Nella stessa il Papa ordina ai Giudici sardi di piegarsi alle sue volontà, di rispettare l'ortodossia cattolica e li invita a rientrare con i rispettivi popoli in seno alla Chiesa di Roma attraverso l'introduzione della sua riforma.

I quattro Regni giudicali – Torres o Logudoro, Gallura, Arborea, Càlari o Pluminos – si formarono e svilupparono tra il VII secolo e i primi decenni dell'XI secolo in un periodo contrassegnato da una progressiva crisi dell'organizzazione imperiale voluta da Giustiniano nel Mediterraneo centrale che causò un vuoto di potere che espose la Sardegna all'instabilità politica e militare e al pericolo rappresentato dalle incursioni arabe. Durante la conquista bizantina, avvenuta nel 534 sotto l'imperatore Giustiniano, la Sardegna entrò a far parte, come settima provincia, della Prefettura d'Africa.

Il governo amministrativo e l'ordine pubblico erano affidati ad un preside (praeses) che aveva la sede organizzativa a Cagliari. Il governo militare era affidato ad un duca (dux) la cui sede si trovava a Forum Traiani (attuale Fordongianus) e che dipendeva in via diretta dall'esarca, comandante militare dell'Africa. Al dux era affidata la difesa dell'intera isola attraverso un sistema di presìdi e strutture fortificate (castra) dislocate soprattutto nei centri più esposti, ossia Cagliari, Sulci, Olbia e Tharros, in cui erano presenti i limitanei, truppe di confine stanziali nelle cui fila erano spesso arruolati coloro che possedevano terre situate nei punti critici, e i comitatenses, ossia le truppe di manovra.

Inoltre, esattamente come il praeses, il dux era coadiuvato da un complesso e gerarchico sistema costituito da diversi funzionari dotati di competenze amministrative e logistiche.

In occasioni di particolare pericolo a capo delle difese dell'isola operava un unico ufficiale che nel corso dell'VIII secolo acquisì maggiore potere assumendo sempre più frequentemente la denominazione di iudex provinciae il cui compito principale era quello di riscuotere le imposte. Molto probabilmente tale figura accumulò importanti ricchezze fondiarie che gli consentirono di esercitare un potere personale in grado di perdurare nel tempo e di occupare il vuoto lasciato aperto dalla fine dell'esarcato d'Africa. Con il passare del tempo la difesa delle aree costiere fu demandata con sempre maggiore frequenza alle truppe dei limitanei e da questo impegno diretto nelle azioni di difesa deriverà, per questo ceto sociale, un rapido incremento di potere in termini di immagine e di importanza politica.

Nell'isola presero piede le nuove titolature di iudex (che nella parlata locale fu tradotto in Judike) o di àrchon, attribuite in genere a quanti detenevano potere di comando o di giurisdizione sui vari distretti. Secondo Francesco Cesare Casula probabilmente intorno al X secolo fu necessario organizzare una rete di controllo dei territori più lontani dividendo la provincia in partes o merèrie la cui cura fu affidata a funzionari chiamati lociservatores (custodi del luogo) ai quali fu demandata l'amministrazione della giustizia, l'organizzazione della difesa e la riscossione dei tributi. Gli stessi si sarebbero pian piano resi indipendenti dal governo di Cagliari (non sappiamo se ciò sia avvenuto in modo pacifico o violento) segnando la nascita di un nuovo organismo di governo autonomo che presupponeva una «dichiarazione di sovranità davanti a Dio e al popolo». Questo atto avrebbe comportato, secondo il già citato Casula, la trasformazione di tutti gli strumenti di governo (sigilli, formulari, ecc.) da subordinati in assoluti. I lociservatores assunsero in tal modo il titolo di iudex, ossia sovrano.

Fonti
  • Brigaglia M., Mastino A., Ortu G. G. (a cura di), Storia della Sardegna 1. Dalle origini al Settecento, Editori Laterza, Roma-Bari, 2006
  • Brigaglia M., Mastino A., Ortu G. G. (a cura di), Storia della Sardegna 2: Dal Tardo Impero Romano al 1350, Editori Laterza, Roma-Bari, 2002
  • Casula F. C., Aggiornamento e note storico-diplomatiche al Codex Diplomaticus Sardiniae di Pasquale Tola, Tomo I, Carlo Delfino Editore, Sassari, 1984
  • Casula F. C., La storia di Sardegna, Carlo Delfino Editore, Sassari, 1994
  • Ortu G. G., La Sardegna dei Giudicati, Il Maestrale, Nuoro, 2019
  • Solmi A., Studi storici sulle istituzioni della Sardegna nel Medioevo, Edizioni Ilisso, Nuoro, 2001
  • Zedda C., Il Giudicato di Gallura. Le vicende, la società, i personaggi di un "regno" Mediterraneo, Arkadia Editore, 2019

Struttura politica e amministrativa dei Giudicati

A capo del Logu (regno) vi era il Giudice (Judike) eletto dalla Corona de Logu (su Collettu), assemblea costituita da un rappresentante per ogni curadorìa, dai membri della gerarchia ecclesiastica (pìscamos), dai castellani e da due rappresentanti del luogo eletti da juradores delegati dalla Corona de curadorìa.

A differenza degli stati continentali coevi, i Giudicati non erano patrimoniali e dipendevano dalla volontà del popolo il quale attraverso i suoi procuratores concedeva al giudice il potere (bannus) e acconsentiva (consensus) a sottomettersi a lui in cambio del rispetto delle proprie prerogative.

Accanto al Giudice tra i funzionari di rango più elevato vi erano un Armentariu de pegugiare che si occupava del patrimonio privato del Giudice e un Armentariu de Rennu al quale era affidata l'amministrazione dei beni del Logu.

Il Giudice era, inoltre, assistito da una cancelleria chiamata Camera Scribaniae. Gli atti ufficiali, detti carta bullata, venivano redatti dal Cancelliere statale, in genere un vescovo o un alto esponente del clero coadiuvato da altri funzionari denominati majores tra i quali il più importante era il Majore de camera.

I Giudicati erano divisi in curadorìas, suddivisioni amministrativo-giudiziarie ed elettorali sottoposte al pagamento di due tipi di tributi: su datu percepito direttamente sul patrimonio dei sudditi "secundu sa forza issoro", e sa collectura o colta corrisposta in denaro, derrate o animali. A capo delle curadorìas vi erano i curadores, nominati dal Giudice e dotati di autorità fiscale e giudiziaria, che provenivano dal ceto dei majorales o lieros mannos del quale facevano parte il Giudice e la sua famiglia (donnikelos e donnikelas), i proprietari fondiari e gli esponenti del clero. Al curadore spettavano, tra le altre cose, il governo della circoscrizione territoriale, l'amministrazione della giustizia, la vigilanza della regolare esazione dei diritti fiscali e l'organizzazione delle prestazioni personali dovute al Giudice dagli abitanti delle singole villas (villaggi). In ambito giudiziario assisteva alla Corona de Judike e rappresentava in loco il massimo organo giudiziario, praticava la giurisdizione ordinaria soggiornando nel capoluogo della curadorìa o recandosi nelle villas da essa dipendenti e giudicava, assistito dai boni homines, tutte le cause civili e penali attraverso il suo tribunale detto Corona de curadore.

Regolava, inoltre, il servizio armato sia per la guardia delle villas, la cosidetta Scolca, sia per il servizio militare dovuto al Logu in caso di guerra.

A capo di ogni villaggio vi era un Majore de bidda nominato dal curadore, responsabile della sicurezza del territorio a lui affidato, delle terre comuni (ademprivi), dei boschi, della sorveglianza del bestiame e della vigilanza delle terre chiuse.

In ambito giudiziario perseguiva i reati minori presiedendo un proprio tribunale chiamato Corona de Majore e formato dai majores del villaggio. Nelle sue funzioni era affiancato da un gruppo di guardie giurate dette juratos che erano obbligati, dopo aver prestato giuramento, a ricercare, denunciare, arrestare i colpevoli dei reati contro la sicurezza personale e contro quella della proprietà.

Fonti
  • Brigaglia M., Mastino A., Ortu G. G. (a cura di), Storia della Sardegna 1. Dalle origini al Settecento, Editori Laterza, Roma-Bari, 2006
  • Brigaglia M., Mastino A., Ortu G. G. (a cura di), Storia della Sardegna 2: Dal Tardo Impero Romano al 1350, Editori Laterza, Roma-Bari, 2002
  • Casula F. C., Aggiornamento e note storico-diplomatiche al Codex Diplomaticus Sardiniae di Pasquale Tola, Tomo I, Carlo Delfino Editore, Sassari, 1984
  • Casula F. C., La storia di Sardegna, Carlo Delfino Editore, Sassari, 1994
  • Ortu G. G., La Sardegna dei Giudicati, Il Maestrale, Nuoro, 2019
  • Solmi A., Studi storici sulle istituzioni della Sardegna nel Medioevo, Edizioni Ilisso, Nuoro, 2001
  • Zedda C., Il Giudicato di Gallura. Le vicende, la società, i personaggi di un "regno" Mediterraneo, Arkadia Editore, 2019

Struttura militare dei Giudicati

In campo militare la difesa della persona del Giudice e dei suoi familiari era garantita da un corpo di guardia chiamato Kita de buiakesos comandata da un Majore de buiakesos (o Majore de janna), coadiuvato da un insieme di figure di rango inferiore. L'armamento più importante, oltre alla cotta di maglia, la spada, lo scudo e l'elmo col nasale, era il temutissimo birrudu, un'arma dotata di lama ricurva e, nell'altra estremità, di un pesante puntale metallico in grado di forare armature e scudi. Ulteriori armi caratteristiche erano la leppa, sciabola con manico d'osso e lama ricurva, gli archi, la balestra, e la virga sardesca, un pesante giavellotto utilizzato soprattutto nei conflitti corpo a corpo.

Le villas si organizzavano nella già citata Scolca, corpo di guardia frutto di un accordo tra gli abitanti del villaggio con il compito di difendere le terre coltivate o la zona della habitacione che comprendeva i cuniatos, gli ortos e le terre de agrile. Nel marzo di ogni anno tutti gli abitanti del villaggio, compiuti i 14 anni di età e non superato i 70, compivano il giuramento detto Jura de Scolca con il quale promettevano di non recare danni né a persone né a beni o averi e di denunciare tutti coloro i quali avessero compiuto tali reati.

A capo della Scolca vi era il Majore de Scolca affiancato da juratos e da ufficiali minori come i Pradargios e i Majores de gulvare. Vi erano, infine, le Kitas de saltu e de Pratu con i loro majores, addette alla custodia dei saltos (terreni impervi) e dei prati comuni e i majores de gulvares o de mandras che controllavano i terreni recintati comunali.

Fonti
  • Brigaglia M., Mastino A., Ortu G. G. (a cura di), Storia della Sardegna 1. Dalle origini al Settecento, Editori Laterza, Roma-Bari, 2006
  • Brigaglia M., Mastino A., Ortu G. G. (a cura di), Storia della Sardegna 2: Dal Tardo Impero Romano al 1350, Editori Laterza, Roma-Bari, 2002
  • Casula F. C., Aggiornamento e note storico-diplomatiche al Codex Diplomaticus Sardiniae di Pasquale Tola, Tomo I, Carlo Delfino Editore, Sassari, 1984
  • Casula F. C., La storia di Sardegna, Carlo Delfino Editore, Sassari, 1994
  • Ortu G. G., La Sardegna dei Giudicati, Il Maestrale, Nuoro, 2019
  • Solmi A., Studi storici sulle istituzioni della Sardegna nel Medioevo, Edizioni Ilisso, Nuoro, 2001
  • Zedda C., Il Giudicato di Gallura. Le vicende, la società, i personaggi di un "regno" Mediterraneo, Arkadia Editore, 2019

Posada in epoca giudicale

Tra le prime attestazioni documentarie relative a Posada assume particolare rilievo la Confirmatio beneficiorum di Urbano II del 1095, bolla papale nella quale il pontefice confermava ai Monaci di San Vittore di Marsiglia i beni posseduti fuori della Francia, tra i quali la «ecclesiam sancti Stephani de Pausada cum ceteris ecclesiis».

La posizione strategica, la presenza del fiume e la fertilità del terreno fecero di Posada uno dei centri più importanti del Giudicato di Gallura sia da un punto di vista politico-amministrativo in quanto capoluogo dell'omonima curadorìa del Regno gallurese sia da un punto di vista meramente economico in quanto vivace crocevia di scambi commerciali.

La Villa posadina si trovava in corrispondenza del tracciato stradale Tibula-Karalis che partendo da Santa Teresa di Gallura arrivava ad Olbia, proseguiva sino a Coclearia (S. Teodoro), attraversava Budoni, Tanaunella e Posada e arrivava, proseguendo verso sud, agli attuali territori della Baronia di Orosei e dell'Ogliastra, sino ad arrivare a Cagliari.

Nel territorio di Posada, presso l'attuale quartiere di Santa Caterina, la strada si separava creando un diverticulum che collegava Portus Luguidonis (sulla cui ubicazione permangono dubbi) con i territori del bittese (in cui erano presenti guarnigioni romane) e con quelli del Goceano e del Monteacuto. Il territorio posadino rappresentava l'unico punto di passaggio dai territori interni verso il mare attraverso il "Caricatoio del Castello della Fava" o "Porto di Posada" a servizio sia dello stesso territorio sia delle merci provenienti dall'entroterra.

Come riportato nel Liber Fondachi, registro patrimoniale pisano composto tra il 1317 e il 1319, l'antica villa di Posada era ubicata ai piedi del Monte 'Idda che nei documenti medievali viene definito «Monte ville de Posata», situato nell'attuale quartiere di S. Caterina. Lo stesso documento attesta la distinzione tra i territori posti «iusta roccham castri», ossia nel colle in cui è presente il castello e il borgo, da quelli posti in «villa de Posata» in cui erano presenti le chiese di Santa Caterina, Spirito Santo, Santo Stefano e Santa Vittoria.

Il Liber Fondachi assegnava alla villa posadina 75 "fuochi" (375 abitanti) e 104 contribuenti, pagava al Comune di Pisa 60 lire di imposta fondiaria, 40 quarras di grano e 70 di orzo.

L'economia della villa era basata principalmente sulla cerealicoltura, viticoltura, pastorizia e sulle risorse di pesca e caccia, oltre che sul commercio del sale (era infatti presente una dogana). Sempre nel registro pisano si attesta la presenza di una Curia regni (Corte del Regno) circondata da mura, a conferma del fatto che la villa posadina fosse un centro di rilievo a livello politico, istituzionale e burocratico.

Fonti
  • Artizzu F., Liber Fondachi – Disposizioni del Comune pisano concernenti l'amministrazione della Gallura e Rendite della Curatoria di Galtellì, in Annali delle Facoltà di Lettere Filosofia e Magistero dell'Università di Cagliari, vol. XXIX – 1961-1965, Cagliari 1966
  • Castellaccio A., Castrum de Fava sive Posata, Editrice Democratica Sarda, Sassari, 2018
  • Casula Francesco Cesare, La storia di Sardegna, I-III, Sassari, 1994
  • Casula Francesco Cesare, La Sardegna aragonese, II, Sassari 1990
  • Deledda E., L'insediamento umano medioevale nella bassa valle del Posada (Sardegna Nord-Orientale), in Contributi alla geografia della Sardegna, serie B, Fasc. 1, Cagliari, 1979
  • Deledda S. I., Posada e i territori storici di Torpè, Lodè e Siniscola nella Gallura inferiore, Nuoro, 1997
  • Floris G., Signoria, incastellamento e riorganizzazione di un territorio nel tardo Medioevo: il caso della Gallura, tesi di dottorato, Universitat de Barcelona, a.a. 2012-2013
  • Oggianu L., La Baronia di Posada. Primo tentativo di ricostruzione storica, Quaderni del Centro studi Luigi Oggianu, Edizioni Solinas, Nuoro, 2018
  • Panedda D., Il giudicato di Gallura. Curatorie e centri abitati, Editrice Libreria Dessì, Sassari 1978
  • Sanna M. G., L'istituzione del Regnum Sardinie et Corsice: un problema storiografico, in A. M. Oliva, O. Schena (a cura di), Sardegna Catalana, Barcellona
  • Zedda C., Il Giudicato di Gallura. Le vicende, la società, i personaggi di un "regno" mediterraneo, Arkadia Editore, Cagliari 2019
  • Zedda C., Le città della Gallura medievale. Commercio, società e istituzioni, Cagliari, 2003
  • Zirottu G., Posada. Il Castello della Fava, Edizioni Sardegna Varie, 2003
  • Zirottu G., Posada un borgo sardo e il suo castello, Nuoro, 1999

La Baronia di Posada

In ottemperanza agli accordi segreti di Anagni del 20 giugno 1295 che posero fine alla guerra del Vespro fra Angioini e Aragonesi per il possesso della Sicilia, il 4 aprile 1297 Papa Bonifacio VIII istituì l'ipotetico Regnum Sardiniae et Corsicae infeudandolo a Giacomo II d'Aragona che, nominato «vessillifero, capitano ed ammiraglio generale della Chiesa e signore in perpetuo delle due isole», assunse il titolo di Re di Sardegna e Corsica.

Le operazioni militari iniziate nel giugno del 1323, con lo sbarco nel Golfo di Palma del Sulcis di un possente esercito comandato dall'infante Alfonso, si conclusero nel giugno del 1326.

L'anno successivo venne firmato il trattato di pace, ratificato a Pisa il 3 agosto dello stesso anno, che stabilì la cessione in favore di alcuni funzionari dei «[...] castra et fortalicia de Aquafrigida, de Terranova, de Quirra, de Fava sive Possata, de Guaycelli et de Villa Potresse et omnia alia fortalicia que hodie tenentur in dicta insula Sardinie per Comune Pise» e segnò la fine della supremazia di Pisa in Sardegna e la conseguente nascita del Regno di Sardegna e Corsica.

Con lo scoppio della guerra sardo-catalana, iniziata da Mariano IV nel 1349 con l'assedio di Bosa e durata, con brevi interruzioni, fino al 1420, il territorio posadino divenne uno dei campi di battaglia della lotta tra il Giudicato d'Arborea e il Regno di Sardegna. I castelli presenti nell'ormai decaduto Giudicato di Gallura, tra cui il Castello della Fava, svolsero un'importante funzione strategica come baluardo militare per le forze arborensi nel versante nordorientale dell'isola.

Nel 1382 La Fava tornò in mano arborense ma il 24 gennaio 1388 la Juighissa Eleonora d'Arborea si vide costretta a firmare un accordo di pace con Giovanni I con il quale restituì il castello, le città, le villas e luoghi regi occupati dai precedenti Giudici d'Arborea in cambio della scarcerazione del marito Brancaleone Doria.

Alle trattative di pace, oltre ad Eleonora d'Arborea e Giovanni I, parteciparono anche gli abitanti di tutte le villas dell'isola: tra questi vi fu il rappresentante della Mole de Posata et Iscle de Galtellì Pietro Guiso o Quisu di Orosei che intervenne in nome di Nicolao Cuculliu, podestà della Mola di Posada e governatore della Fava per conto della Juighissa, dei Posadini e degli altri uomini riuniti il 15 gennaio 1388 nella chiesa di Sant'Antonio Abate. La pace fu di breve durata e la Eleonora d'Arborea lo riconquistò nell'ottobre 1391 corrompendo il castellano Gil Ferrandez de Bitxes che vendette La Fava per 500 lire agli arborensi. Da questo momento in poi il castello rimase in mano arborense per un ventennio sino alla sconfitta di Sanluri del 30 giugno 1409 patita dal nuovo Giudice Guglielmo di Narbona.

Il 24 marzo del 1410 Leonardo Cubello, vicario di Guglielmo, firmò la Capitolazione di San Martino mettendo fine al Giudicato di Arborea. Il 25 giugno 1431 l'ex curadorìa di Posada venne infeudata da Alfonso il Magnanimo a Nicolò Carroç d'Arborea y Mur, Viceré di Sardegna, e trasformata in Baronia, costituita dalle villas di Posada, Lodè, Torpè, Siniscola e dal Castello della Fava. Il territorio gli fu donato in perpetuo, libero e franco allodio senza alcun obbligo di prestazione militare, dazio o censo. Il feudatario aveva, inoltre, tutti i diritti di amministrazione e di giurisdizione civile e criminale purché entro i confini della Baronia.

Morto Nicolò Carroç nel 1479 gli successe sua moglie Donna Briand che istituì come erede sua figlia Stefania che, morta senza eredi, lasciò la Baronia gli Ospedali di Barcellona e di Saragozza, i quali la vendettero nel 1576 a Don Gerolamo Clement. Quest'ultimo nel 1579 la vendette a sua volta alla famiglia Portugues che la mantenne fino 1642 quando la dovette vendere, per pagare dei debiti, alla famiglia dei Masones, nobili di origine catalana. L'ultima feudataria fu, a partire dal 1830, la Duchessa Marianna Nin-Zatrillas. Con il trattato di Londra del 1718 il Regno di Sardegna venne ceduto ai duchi di Savoia e all'indomani dell'Unità d'Italia, il Regio Decreto 15 gennaio 1869, n. 1146, affrancò finalmente il popolo del feudo baroniese e chiuse per sempre la storia della Baronia di Posada.

Fonti
  • Artizzu F., Liber Fondachi – Disposizioni del Comune pisano concernenti l'amministrazione della Gallura e Rendite della Curatoria di Galtellì, in Annali delle Facoltà di Lettere Filosofia e Magistero dell'Università di Cagliari, vol. XXIX – 1961-1965, Cagliari 1966
  • Castellaccio A., Castrum de Fava sive Posata, Editrice Democratica Sarda, Sassari, 2018
  • Casula Francesco Cesare, La storia di Sardegna, I-III, Sassari, 1994
  • Casula Francesco Cesare, La Sardegna aragonese, II, Sassari 1990
  • Deledda E., L'insediamento umano medioevale nella bassa valle del Posada (Sardegna Nord-Orientale), in Contributi alla geografia della Sardegna, serie B, Fasc. 1, Cagliari, 1979
  • Deledda S. I., Posada e i territori storici di Torpè, Lodè e Siniscola nella Gallura inferiore, Nuoro, 1997
  • Floris G., Signoria, incastellamento e riorganizzazione di un territorio nel tardo Medioevo: il caso della Gallura, tesi di dottorato, Universitat de Barcelona, a.a. 2012-2013
  • Oggianu L., La Baronia di Posada. Primo tentativo di ricostruzione storica, Quaderni del Centro studi Luigi Oggianu, Edizioni Solinas, Nuoro, 2018
  • Panedda D., Il giudicato di Gallura. Curatorie e centri abitati, Editrice Libreria Dessì, Sassari 1978
  • Sanna M. G., L'istituzione del Regnum Sardinie et Corsice: un problema storiografico, in A. M. Oliva, O. Schena (a cura di), Sardegna Catalana, Barcellona
  • Zedda C., Il Giudicato di Gallura. Le vicende, la società, i personaggi di un "regno" mediterraneo, Arkadia Editore, Cagliari 2019
  • Zedda C., Le città della Gallura medievale. Commercio, società e istituzioni, Cagliari, 2003
  • Zirottu G., Posada. Il Castello della Fava, Edizioni Sardegna Varie, 2003
  • Zirottu G., Posada un borgo sardo e il suo castello, Nuoro, 1999